Petali e Pedali
May 4th, 2009 by admin
Eravamo sul passo dello Stelvio qualche anno fa, io e Carlo, il contrabbassista dei Tetes, a guardare quella salita, in un giorno d’estate, lontano dalle voglie dei pedali, con sullo stomaco due piatti di canederli, a sperimentare le nostre note sulla bicicletta e le parole che ci sarebbero state bene insieme. Ci dovrebbe essere ancora una foto di quel giorno, era agosto, la prima metà e nevicava!
Lì, conoscemmo Licio, disegnatore su sabbia e fu fòlgore. Lavorava su di una lavagna illuminata, una cassetta con la terra che lasciava vuoti bianchi proiettati e con una spatola e le mani, in uno spettacolo della compagnia torinese Assemblea Teatro, ne La Gabbianella e il Gatto o ne il Piccolo Principe, non ricordo.
Ci andò bene pure a noi, ci venne bene. Ci venne voglia, voglia di continuare, e quanche anno dopo, l’altra estate, con Gianni, un noto giornalista che sa di ciclismo e Francia, sembrò a tutti che non si poteva parlare della bicicletta senza aver fatto il viaggioche più di tutti la racconta, bisognava andare al Tour.
Dopo tanti dischi col Manifesto, la cosa più semplice fu proporre alla redazione del quotidiano comunista di inviarmi a fare il Giro di Francia, alle solite condizioni, cioè nessuna condizione…
Io scrivo e voi stampate.
Mi affittai un camper e misi insieme una specie di spedizione.
Licio che ancora ci folgorava ed era ormai entrato nei Tetes, Timisoara, una giornalista musicale esperta di cultura popolare, Elisabetta una cultrice di storia contemporanea, Marta, una pittrice autrice delle nostre pagine a colori. Poi si affacciarono sul camper e nel viaggio, a turno, Gianni Abbruzzese, che raccattammo a Bardonecchia nel cuore di una notte, un biologo di Milano, ambientalista, cicloamatore e criticalmassmediologo e suo figlio Gregorio, che quando non dormiva si impegnava a sfondare le vasistas della nostra casa a ruote. Ah dimenticavo viaggiò per un po’, con noi, anche il super ingeniere Gino, aggregatosi per guidare e per fumare … e credo pure per non perdersi la luna piena del Colle della Lombarde del 20 luglio del 2008.
Nei giorni che c’era più vento e ogni tanto nebbia, sul Galibier mi apparve una tromba su un paracarro e un tipo abbottonato che la suonava rivolto alla valle profonda lì di sotto, un pianoforte a coda sul ghiacciaio del Pelvoux e una chitarrista a cavalcioni di un comignolo sul tetto d’ardesia di un rifugio al Colle de la Bonette. Pensai che fossero i miei Tetes o quelli che li amano.
Ogni giorno un pezzo sul Manifesto, anticipando la corsa, attraversando la Francia e per vederla con i pedali e la catena. Il mondo attraverso la bici, appresso ai transennisti, al villaggio della tappa che ogni sera si sposta e si ricrea.
Una notte sull’Hautacam, che il giorno dopo ci avrebbe vinto Piepoli per l’ultima sua corsa, dopo aver passato tutto il buio ad ascoltare i rumori intorno, quelli che sapevano di ieri e quelli che anticipavano il nuovo giorno, all’alba, sarà stato il sonno, fummo scambiati per operai del posto Noi, sfaccendati, ci sentimmo malamente apostrofati, dire in un francese mezzo qualcos’altro…” Tenete forte lì! Pappemolle”
Ci issammo sulla scala, noi io e Licio, dico, tenendo forte le corde, mentre altri le tiravano dall’altra parte della strada e venne su la vela, si alzò il traguardo!
Avevamo montato lo striscone dell’arrivo! Noi, due, proprio noi. Scesi veloci dalla scala, ci voltammo a guardarlo compiaciuti, felici di avela fatta e di averla fatta franca.
Abbiamo scattato foto ad ogni curva, ripreso ogni sguardo ci parlasse, disegnato, mangiato pasta e pomodoro, un bel po’ di formaggio, scritto sui prati, sui tavoli mai sparecchiati del camper nella ore di attesa, nei giorni di riposo che non ci sono mai stati, sulla riva del Ubaye, dall’acqua argentata e scintillante in mezzo ai sassi e agli spruzzi della schiuma, guardando il lago di Serre Poncon dall’alto di una qualunque collina.
Adesso i Riciclisti è un libro, uno spettacolo teatrale, un disco con quattro canzoni per pedalare e altre ne usciranno, una al mese, sui nostri siti, da infilare nell’iPod, come una collana di petali e pedali, a ritmo dei pensieri. Senza freni e senza catene.
Andrea (Satta)
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